La droga non si combatte con la droga

Siamo dinanzi all’ennesimo tentativo di mutilazione della verità. La distinzione tra droga leggera e pesante è solo una prassi sociale ampiamente diffusa che però non trova conferma scientifica. Oggi più che mai dato che il THC, ovvero il principio attivo della cannabis, è passato dal 5% degli anni ’70 del secolo scorso al 50/80% di adesso. Osando un po’ possiamo sostenere che stiamo assistendo ad una evoluzione della cannabis in una cannabis superpotente, diffusa tra i giovani, che ne fanno uso senza conoscerne i rischi. Capita sovente di sentir dire “chi non si è fatta una canna” per giustificarne l’assunzione e sminuirne il valore. Probabilmente chi lo afferma non sa che anche solo l’assunzione occasionale provoca gravi danni, in particolare si verifica una riduzione del quoziente intellettivo da 102 a 97, e da 98 a 95 per un uso frequente. (Pierfrancesco Ceccarelli, www.alleanzacattolica.org, 13/01/2017

Non va trascurato il fatto che dietro questo movimento, solo apparentemente libertario e anticonformista (in realtà tutti si stanno battendo per poter diffondere l’uso di una sostanza che da dipendenza), ci sono enormi interessi economici con campagne di marketing fortemente manipolatorie e qualcuno dovrebbe spiegare perché i migliori alleati in questa battaglia ideologica che provocherà sicuramente un aumento del danno alla salute dei giovani siano milionari quali Soros, Rockfellere e le multinazionali del tabacco, principali sponsor mondiali della legalizzazione della cannabis (la gold green di Wall Street) che certo hanno sempre dimostrato di non avere come priorità la salute pubblica ma gli affari e il danaro. (Giovanni Serpelloni, Il Mattino, 28/02/2017)

È necessaria una modifica legislativa, ma nella direzione di tornare alla legge del 2006, squilibrata dalla riforma Renzi: i risultati di quelle norme, che Saviano manipola e capovolge, ma che sono riportati nel modo più chiaro e oggettivo nelle relazioni annuali del dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio, sono stati più che positivi: riduzione della quantità complessiva di stupefacenti consumati, e prima ancora spacciati, contrazione degli ingressi in carcere e aumento di quelli in comunità, fuoriuscita dal carcere di chi intendeva affrontare un percorso di recupero. Nessuna persona seria è poi in grado di assicurare che se la legge del 2006 fosse stata ancora in vigore nella sua interezza la tragedia di Lavagna non si sarebbe consumata; ma è proprio questa la differenza con Saviano: lui al contrario è certo che la legalizzazione risolve tutto. (Alfredo Mantovano, Tempi, 25/02/2017)

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