“Eutanasia” omicidio di Stato

In vent’anni di lavoro sui disabili gravissimi abbiamo visto di tutto. Abbiamo una paziente che si definisce atea, da anni attaccata a un ventilatore, ma sostiene che la sua vita è piena. Abbiamo poi molti malati di Sla, e solo due ci hanno chiesto di non essere tracheotomizzati, com’é già loro diritto senza bisogno di leggi nuove, quindi li seguiamo con cure palliative per morire naturalmente, senza alcuna eutanasia ma anche senza soffrire: è la volontà di una persona lucida che dice ‘questa cura straordinaria non la voglio’. Lo prevede la Costituzione e anche il catechismo. Un caso come quello di Fabo, tra centinaia di disabili, non ci è mai capitato prima: la stragrande maggioranza chiede di ricevere tutte le cure possibili per una vita pienamente degna, e purtroppo non le hanno. Questo è il grande diritto inascoltato, vivere, ma non viene difeso con la forza con cui si reclama un diritto di morire». Persino la Lombardia, che è un’isola felice, copre buona parte dei costi altissimi di assistenza ai disabili gravi, ma ad esempio basta che il paziente in stato vegetativo abbia un lieve miglioramento perché il carico venga spostato sulle famiglie. «Perché coloro che si battono per la morte di pochi non si battono al fianco di queste povere madri, che noi vediamo letteralmente svenarsi per i figli? Sono una folla bisognosa e abbandonata». (Angelo Mainini, Avvenire, 28/02/2017)

Egualmente grave è che larga parte dei media e degli esponenti politici traggano spunto da questa terribile vicenda per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sulle c.d. disposizioni anticipate di trattamento. Poiché quello del dj è un evidente caso di eutanasia, collegarlo alla legge in discussione rivela nel modo più chiaro – insieme con la lettura della norme in questione – che quello che si intende introdurre è esattamente l’eutanasia, non una blanda disciplina del “fine vita”. E quindi dà una ragione in più per opporsi a questa ulteriore aggressione al diritto alla vita. (Centro Studi Rosario Livatino, 28/02/2017)

Gli organizzatori di questa campagna [AAA Cerchiamo malati terminali] si rivolgono a “quanti soffrono di una grave malattia cronico degenerativa”: “Non capisco, quindi, se per questi signori dell’associazione Coscioni ritengano che non si possa vivere con una patologia cronica invalidante… Esattamente quale messaggio eugenetico vogliono far passare? Forse che per vivere oggi, nel 2012 e in futuro, o si è completamente sani oppure non si ‘vale’ più nulla?”. Il numero uno di Palazzo Belgrado ritiene che “in questo modo non soltanto si compia una violenza bella e buona contro i numerosissimi ammalati che saranno indotti a ritenersi sempre di più un peso per la società che li sta bollando come indegni di stare al mondo, ma anche si offendano tutti coloro che, pur versando in condizioni gravi di salute, non intendono intraprendere strade eutanasiche, sperando di poter contare su una sanità che non li abbandona, su un sistema sociale che si prenda cura di loro. (Pietro Fontanini, 10/10/2012)

Il video, cinico e grottesco, della campagna “AAA Cerchiamo malati terminali” promossa dall’associazione Luca Coscioni.

 

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