Mortificazione del principio di sussidiarietà

Il principio di sussidiarietà si realizza nel lasciare libertà ai singoli e ai corpi intermedi di agire per il soddisfacimento dei propri bisogni, con l’intervento degli organismi superiori solo nella misura in cui quelli inferiori non siano in grado di provvedere autonomamente. Sussidiarietà – dal latino subsidium, aiuto – è una categoria antica: la si ritrova in Aristotele, poi in S. Tommaso, ed è da sempre un pilastro della Dottrina sociale della Chiesa, oltre a essere richiamato dal liberalismo e dal federalismo, pur se da questi con un’ottica settoriale e con riferimento solo ad ambiti limitati. 

Lo stesso principio, evocato da numerose Carte Costituzionali e da fonti normative sovranazionali – dal trattato di Maastricht (1992) ai successivi documenti dell’Unione Europea – riceve oggi un significato concreto di volta in volta diverso: o perché il riferimento al principio è solo nominale ma di fatto non è attuato, o perché è declinato in ambiti troppo specifici o perché viene interpretato secondo una visione parziale e differente dalla lettura che ne dà il Magistero sociale della Chiesa. Quest’ultimo, che invece  ne propone un’applicazione ampia, affiancandolo al principio di solidarietà e al primato della persona, in vista della promozione del bene comune.

Clicca QUI per leggere l’articolo integrale da La nuova Bussola Quotidiana, 10 ottobre 2016

Pubblicato anche sul sito del Centro Studi Rosario Livatino

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