Se il coma non è poi così irreversibile

Leggo di una donna palermitana, ricoverata presso il Centro Neurolesi “Bonino-Pulejo” di Messina e risvegliatasi, così come in altri casi già avvenuto, dopo essere rimasta quasi quattro anni in coma “irreversibile”.

La donna, che era stata colpita da aneurisma, è adesso paralizzata e dovrà sottoporsi all’opportuna terapia riabilitativa però, come riferiscono medici e familiari, non solo è lucida e cosciente, ma addirittura durante il periodo di coma ha continuato a percepire ciò che le accadeva intorno tanto che, appena svegliatasi, ha riconosciuto e chiamato per nome l’infermiera che l’assisteva.

Si parla spesso di eutanasia, testamento biologico, vite non degne di essere vissute, spine da “staccare”, poi a due passi da casa nostra capitano fatti come questo e le certezze degli “eutanofili” si scontrano con una realtà che deve fare riflettere.

Certamente, dunque, da un punto di vista medico è necessario continuare a studiare per capire come favorire questi “risvegli”, sul piano sociale è necessario sostenere e assistere non solo i pazienti in questo stato ma anche le loro famiglie troppo spesso abbandonate a se stesse, la politica dal canto suo deve permettere, favorire e supportare la ricerca scientifica come gli interventi socioassistenziali, ma affinché tutto ciò possa sempre meglio realizzarsi è necessario giungere ad una comune consapevolezza: seppure la vita prima o poi termina per tutti e non è giusto accanirsi oltremodo e inutilmente per cercare di impedire un evento ineludibile, le scelte eutanasiche verso le quali determinati poteri ed ambienti culturali vorrebbe condurre anche l’Italia sono assolutamente inique e da contrastare.

BLBrisveglio coma

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