Fumatori, vil razza dannata

Si racconta, in proposito, di un medico, naturalmente viennese, che ordinava ad un cliente cinquantenne (già, proprio la mia età…) di lasciare perdere, per il futuro, il fumo, il vino, i liquori, il caffè, le donne, insomma in breve, di rinunciare a tutto. Al che, sconsolato come si può immaginare, il signore domandò: “Ma almeno così vivrò più a lungo?” Risposta del medico: “Niente affatto, però la vita le sembrerà molto più lunga”. […]

Intendiamoci, che il tabacco faccia male è, ormai, largamente provato, che imporre il proprio fumo agli altri prima ancora che causa di danni (il che è vero solo in particolari situazioni) è segno di sicura maleducazione, che occorra fare uno sforzo, anche di prevenzione, per limitare i danni è indubbio. Ma la domanda è un’altra: può l’assoluta criminalizzazione raggiungere il suo scopo? E tale criminalizzazione ha un fondamento culturale legittimo e valido? […]

Personalmente, preciso, non sarei toccato dalla criminalizzazione totale delle sigarette, ne ho fumato una a diciassette anni e non mi piacque, da allora fumo la pipa e i toscani. Sembra che negli USA saranno proibite l’una e gli altri, anche se i danni sono incomparabilmente inferiori. Nel timore che tale prospettiva si allarghi all’Italia, il mio morale è bassissimo.

Quanto al sigaro toscano, credo che non ci sia migliore conclusione per un bel pasto di quella affidata ad un buon toscano, che ti fa bene (cosa, ahimè, sempre più rara) e riempie la bocca del suo sapore pieno e robusto.

Insomma, ben venga anche in Italia un’equilibrata legge contro il fumo, senza inutili perfezionismi, assurde rigidità e non, come tante altre da noi, ignorata nei fatti.

Da noi, e non soltanto da noi. Nel novembre 1992 è scattata in Francia una legge antifumo terribile che proibiva tale vizio perfino nelle stazioni della metropolitana. Ero lì alla vigilia dell’entrata in vigore e seguii le infinite discussioni, alla televisione, sulla stampa, nei locali e nelle strade. Tornai l’aprile successivo e il bilancio della sua limitata applicazione mi apparve essere bene riassunto da questa scritta letta sulla vetrina di un bistrot: “Bistrot per fumatori. Non fumatori ammessi”.

(Marco Tangheroni, Luglio 1995, l’articolo integrale è contenuto, con altri dello stesso autore, nella raccolta “Parole mie che per lo mondo siete”, edito da Pacini Editore)

Un grazie particolare a Nino –  sempre attento e oltremodo paziente – che, conoscendo la mia sensibilità al tema, mi ha segnalato il testo.

Tangheroni articolo fumo

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