Non ci sono più le favole di una volta

Ricevo tramite e-mail la trama di uno spettacolo teatrale rivolto agli studenti delle scuole elementari e più in generale ai bambini.

Si tratta della rappresentazione “Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro”, in scena al teatro Biondo di Palermo dal 3 al 13 novembre 2015.

Il protagonista è un bambino “gender creative”, Alex, che vuole andare alle Isole Samoa per sposare l’amico Elliot e che i giorni pari “è maschio” mentre i giorni dispari “è femmina”.

La storia, per la durata di 50 minuti, si sviluppa attorno a questo tema ed è interpretata, a mio giudizio, anche sufficientemente bene da un punto di vista artistico e scenografico.

Mi pongo però alcune domande.

Questo spettacolo, rivolto principalmente alle scolaresche della scuola primaria, è semplicemente un’espressione artistica o si tratta di una produzione ascrivibile alla teoria gender?

È questo il modo adeguato di trattare un tema tanto delicato o si finisce così per banalizzare l’argomento?

È utile per i bambini usufruire di uno spettacolo del genere o si corre il rischio di ingenerare confusione?

È giusto che la famiglia demandi e/o la scuola si appropri di un ambito dell’educazione tanto intimo e profondo o sarebbe più corretto lasciare ai genitori il compito principale di guida e orientamento?

BLB

Faafafine

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