Bilderberg e Burning Man

L’annuale meeting del Bilderberg è pronto per andare in scena, in Austria, a Telfs-Buchen, dall’11 al 14 giugno, solo per i selezionatissimi ospiti che figurano nella lista dei partecipanti: chi c’è conta, inutile negarlo, anche se forse non tutti decidono il destino dell’universo come vorrebbero le migliori teorie del complotto. Il Bilderberg ha le sue certezze: tanta politica, tanti ospiti, meglio se americani – paese che guida il numero assoluto di presenze con 33 nomi – poche donne (27), presenze di prestigio del tempo che fu, come il mai dimenticato segretario di Stato Usa Henry Kissinger, un po’ di Italia, intellettuali di sicura fama come Gilles Kepel e Niall Ferguson. A rappresentare il nostro Paese l’ex primo ministro Mario Monti, la giornalista Lilli Gruber, il banchiere Franco Bernabé, gli industriali John Elkann e Gianfelice Rocca. (www.wired.it, 11/06/2015)

L’Italia ha ospitato tre vertici (Cernobbio nel 1965 e nel 1987 e Stresa nel 2004) mentre le delegazioni hanno incluso, nel tempo, Mario Draghi o Ignazio Visco, Romano Prodi ed Enrico Letta, Carlo De Benedetti o Gianni Agnelli, ma mai – tanto per fare un esempio – Silvio Berlusconi. (www.ilsole24ore.com, 11/06/2015)

Qualche giorno fa il New York Times ha rivelato che si sono trovati, e hanno scambiato qualche idea su come governare il mondo, i due fondatori e padroni di Google, Larry Page e Sergey Brin, e i loro omologhi di Facebook, Mark Zuckerberg, e di Amazon, Jeff Bezos, più altri imprenditori di primissimo piano più bravi di loro a non far sapere che erano alla riunione. Ma già i nomi emersi sono sufficienti. Immaginate di avere espresso qualche idea, ma che Page e Brin facciano sì che nessuno vi trovi con una ricerca Google, Zuckerberg vi cacci da Facebook e Bezos elimini i vostri libri dal catalogo universale di Amazon. È come essere morti, o forse peggio, perché ci sono tanti morti le cui idee continuano a circolare. Dite che vi resterebbe Twitter? Sembra che anche i padroni di Twitter fossero all’appuntamento, anche se non lo si può dimostrare con certezza. Ma – vi chiederete – a che serve l’ennesimo articolo sul Bilderberg, sulla Commissione Trilaterale, sul Forum di Davos o sulle logge coperte della massoneria? A parte le ultime – che, a credere a un acido editoriale del direttore dimissionato del «Corriere della Sera» Ferruccio de Bortoli, di cui tanto si parla in questi giorni, si occuperebbero principalmente di bastonare chi parla male di Renzi – delle altre organizzazioni si è scritto di tutto e di più. Infatti questo articolo non parla del Bilderberg e di altre consorterie consimili, e la notizia è che non ne parlano più molto neanche i vari Zuckerberg e Page, cioè i veri potenti del XXI secolo. No, alla fine del mese scorso e all’inizio di questo i potentissimi signori di Internet si sono ritrovati in un deserto americano in mezzo a cinquantamila hippie maleodoranti e mezzi nudi. Ma non era, si chiederà ancora il lettore, che gli hippie non esistono più? Sì e no. Ci sono ancora ex-hippie nostalgici della loro giovinezza e ragazzotti conquistati dalle mode retro. Tutti si trovano da diversi anni nel deserto del Nevada, tra fine agosto e inizio settembre, per qualcosa che si chiama Burning Man Festival, Festival dell’Uomo che Brucia. (Massimo Introvigne, La nuova Bussola Quotidiana, 30/09/2014)

Telfs-Buchen

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