Diversi e complementari

Leggo le statistiche fornite dal Ministero della Giustizia relative ai detenuti presenti in Italia alla data del 31 gennaio 2015 e noto che ancora il numero di uomini in carcere è di gran lunga superiore a quello delle donne, addirittura con una percentuale di oltre il 95% sul totale: più precisamente su 56.238 detenuti soltanto 2.349 sono donne.

Nulla di sorprendente, evidentemente, per chi questi dati li consulta di tempo in tempo, seppure va segnalato un aumento, non solo in Italia, dei reati commessi da donne percentualmente maggiore rispetto ai reati commessi da uomini (e chissà se c’entrano certe campagne per la “parità”?).

Ad ogni modo, sono dati interessanti non solo da un punto di vista giudiziario e di organizzazione penitenziaria, ma soprattutto perché ci svelano che, nel bene come anche purtroppo nel male, gli uomini sono diversi dalle donne.

Le donne, dunque, compiono meno reati rispetto agli uomini perché, per quanto certa ideologia femminista vorrebbe sostenere il contrario, c’è nella donna – come ha ricordato il 7 febbraio 2015 Papa Francesco ricevendo i partecipanti alle plenarie del Pontificio Consiglio per la Cultura, dedicata proprio al tema della donna nella vita sociale ed ecclesiale – una maggiore «delicatezza, peculiare sensibilità e tenerezza», rispetto agli uomini.

Anche non tenere conto di ciò è fare violenza alle donne, quindi, come ancora nello stesso discorso ha spiegato il Papa, superati oggi i modelli di «subordinazione sociale della donna all’uomo» da una parte e l’applicazione ideologica della «pura e semplice parità» dall’altra, non resta che muoversi nella dimensione «della reciprocità nell’equivalenza e nella differenza». 

É bene dunque esaltare la diversità e la complementarietà tra uomo e donna; sempre che qualcuno non voglia introdurre le “quote rosa” anche in carcere.

BLB

Tenersi per mano

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