Eroi pro life

E’ spesso acceso il dibattito – lo scontro – tra pro choice e pro life, tra abortisti e antiabortisti, tra – per usare le categorie di San Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae – propugnatori di una cultura della morte e difensori di una cultura della vita. E spesso questo dibattito-scontro ruota intorno ad una semplice ma fondamentale questione: il concepito nel grembo materno è qualcosa oppure è qualcuno?

Da questa risposta discendono evidentemente delle conseguenze estremamente diverse nel contrapporsi delle idee degli uni e degli altri, fin quando certe notizie non finiscono per superare ogni dialettica imponendosi con la concretezza della loro realtà vissuta e rendendo attuale il pensiero del monaco asceta del IV secolo d. C. Evagrio Pontico, il quale faceva notare che «ad una teoria si può rispondere con un’altra teoria; ma chi può confutare una vita?».

E’ questo ciò che viene da pensare leggendo della giovane coppia statunitense che proprio qualche giorno fa ha dato alla vita un bambino, Shane, morto dopo qualche ora perché anencefalo e che i genitori, dopo aver scoperto l’infausta diagnosi, avevano deciso, disattendendo quanto veniva loro consigliato, di non abortire. Ma i due giovani genitori sono andati ancora oltre, portando il piccolo Shane, ancora nel grembo materno, in giro per gli Stati Uniti a fare, insieme a loro, tutte quelle esperienze che non avrebbe avuto il tempo di sperimentare dopo la nascita, quando trascorse poche ore, dopo essere stato battezzato, ha concluso la sua breve ma significativa esistenza terrena.

Gesto eroico eppure per certi versi così naturale, che altri ne ricorda. Come quello di una madre venticinquenne siciliana che qualche anno fa, era il 2010, decise di fuggire in un centro d’accoglienza a Niscemi per sottrarsi alle pressioni della famiglia che l’avrebbe voluta fare abortire.

E come non ricordare ancora Maria Cristina Cella Mocellin (1969 – 1995) e Chiara Corbella Petrillo (1984 – 2012), morte rispettivamente a 26 e 28 anni, per avere rifiutato le cure mediche che avrebbero irrimediabilmente compromesso la vita del figlio che portavano in grembo; così pure le tante altre donne che spesso nel nascondimento, nella normalità, novelle Santa Gianna Beretta Molla (1922 – 1962), unite nel loro incommensurabile atto di amore, ci dicono con i loro gesti che il concepito nel grembo materno non è qualcosa ma è senza ombra di dubbio qualcuno? 

E’ proprio vero: una teoria può essere confutata da un’altra teoria, ma chi può confutare una vita?

BLB

Pro life

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