Due sindaci

Due sindaci di due comuni di non molti abitanti, della stessa provincia e più o meno dalle stesse caratteristiche, due stili agli antipodi. Si comprende la differenza fin da quando si telefona in comune chiedendo se è possibile essere ricevuti dal primo cittadino.

L’uno ha costituito uno staff che si occupa di queste incombenze, l’impiegata chiede con cortesia il motivo della richiesta e si appunta un recapito. Poco dopo richiama e comunica data e ora dell’appuntamento. Il giorno prefissato ci si presenta come concordato e dopo qualche minuto d’attesa si ha la possibilità di illustrare il motivo della visita e discutere circa la possibilità di realizzare alcune attività culturali. 

L’altro, invece, riceve un solo giorno alla settimana, mi spiega l’impiegato del centralino prima e quello della segreteria del sindaco dopo, e «non si prendono appuntamenti, ci si presenta il giorno di ricevimento, conviene al mattino presto, per essere tra i primi, poi il sindaco in genere arriva, magari non presto perché sa come sono i politici, ma alla fine riceve tutti, basta solo venire e aspettare, chi arriva dopo magari deve aspettare fino alle due del pomeriggio o anche oltre, ma non c’è da preoccuparsi, se necessario il sindaco continua a riceve anche nel pomeriggio».

Si capisce che, se questa è la prospettiva, il rischio è di dovere fare anticamera per almeno mezza giornata togliendo tempo ad attività altrettanto importanti. Così un’amministrazione cittadina ha perso l’occasione di potere valutare la possibilità di fruire di alcune iniziative culturali certamente interessanti e che avrebbero potuto incidere positivamente sulla comunità.

Non rimane che un’ultima considerazione da fare: la buona politica si vede fin dalle piccole cose, come anche la cattiva del resto.

BLB

Bene comune buon governo

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